La resistenza sarda al Regno d'Aragona
(dal n° 2 di Eventos 2004)
  La storia di Sardegna  è  imperniata  su  molte  vicende  guerresche
che, come altri paesi, segnano il confine tra orgoglio eroico e  dolore
luttuoso.
   Da sempre, la terra  sarda  è  stata  contesa,  bramata,  violentata,
arsa, da tutti quei popoli che erano rimasti  colpiti  dalla  ricchezza  di
un'isola strategicamente posizionata nel Mare Mediterraneo.
   Un'isola che ha vissuto la storia e che ha fatto vivere la storia.
             
§. La Sardegna e gli Aragonesi.
   Nel 1297, durante le lotte di predominio sulla Sardegna  delle  Re-
pubbliche Marinare di Pisa e Genova, il Papa  Bonifacio VIII,  senza
diritto alcuno, concesse la Signoria sul  Regnum S ardiniae,  che  non
era possedimento della Chiesa, a Giacomo II d'Aragona.  Da questo
momento, cominciano duecento anni di lutti terribili, di ignobili  azioni
come mai si era visto prima ma, anche di  una  tenace  ed  orgogliosa
prova di resistenza del popolo sardo. La Sardegna, alla  fine,  cadde
nel 1478 definitivamente in mano Aragonese.
   L'arrivo degli aragonesi, nel 1297, fu terribile.   Vandali,  Saraceni,
Fenici, Romani  e  tutti  quei  popoli  e  le  incursioni  barbariche  che
hanno bramato il possesso di Sardegna,  assieme,  non  arrivano  alla
stessa distruzione feroce operata dai figli di Spagna.
   Centinaia di villaggi e paesi devastati, rasi al  suolo,  messi  a  ferro
e fuoco. I loro abitanti uccisi, bruciati vivi, s pogliati,  violentati,  per-
seguitati, depredati anche della loro dignità e della loro libertà.
   I maggiori centri di scambi commerciali, i porti, le città,  ridotti  alla
miseria: gli scambi diminuirono, i porti, un tempo  animati,  si  svuota-
rono.
   La morte e la fame, padroni assoluti,  insediarono  in  questa  terra
ferita a morte un'altra piaga, non meno feroce ma che non  guarda  in
faccia nessuno: la peste e la malaria.

§. Le prime resistenze.
   Paradossalmente, furono questi i duecento anni in cui i sardi diede-
ro la loro miglior prova d'amore e resistenza per una  terra  che  spa-
gnola non voleva diventare.
   Fu grazie ai Re-Giudici di  Arborea  se  oggi,  possiamo  ricordare
con fierezza uno dei momenti più tragici della nostra  storia, e soprat-
tutto a Re Mariano d'Arborea e ai suoi due figli: Ugone  e, soprattut-
to, Eleonora.
   La furia di Mariano si abbatté come un ciclone sugli spagnoli.
   Riunì un esercito forte e determinato alla  liberazione  della  Sarde-
gna e inferse duri colpi alle linee nemiche.
   Battaglie furiose, astute, in pieno campo e sotto assedio segnarono
lo scorrere del tempo e inflissero cocenti sconfitte alle fila spagnole.
   Sconfitti in ogni luogo si rifugiarono nelle due ultime roccaforti,  Al-
ghero e Cagliari,  e  sarebbero  stati  miseramente  e  definitivamente
sconfitti se, Mariano, non fosse caduto vittima della peste da  malaria
morendo per mano di essa.
   Gli Aragonesi, rinvigoriti da  tale  fortuito  evento,  cominciarono  a
riprender terreno e posizioni nonostante la strenua lotta del  figlio  ed
erede di Mariano: Ugone.
   Ma Ugone non aveva la stessa  tempra  del  padre,  non  aveva  la
stessa astuzia, la stessa abilità, la stessa  energia.   Nonostante  tutto,
riuscì a tener testa e a creare una situazione di stallo tra i due schiera-
menti, sino a quando, una congiura ben architettata con la complicità
di alcuni ribelli sardi, non portò al suo crudele assassinio.

§. Eleonora: la fiamma della resistenza.
   Morto Ugone, non esistevano altri eredi maschi in grado di  porta-
re avanti la guerra con gli spagnoli, e  serviva  un  simbolo  a  cui  ag-
grapparsi per continuare a lottare.
   Relegata sino a quel momento al ruolo di placida e  mansueta  mo-
glie di Branca Doria, Eleonora, figlia di Mariano e sorella  di  Ugone,
abbandona per sempre quelle vesti e si trasforma nell'impavida  eroi-
na e condottiera dei sardi.
   La sua discesa in campo, a difesa dei suoi possedimenti, del diritto
di regno del figlio ancora fanciullo, della libertà, e per vendicare  l'as-
sassinio del fratello, ne fece la bandiera da seguire per tutti gli uomini
che avevano combattuto prima col padre e poi  col  fratello,  facendo
di lei una leggenda, facendo di lei il simbolo dell'orgoglio e della rival-
sa del popolo di Sardegna.
   Di sicuro, il regno di Aragona non era in grado di sconfiggere Eleo-
nora con solo le armi ed invano tentò anche con astuzia ed inganno.
   Branca, preoccupato per la moglie la cui v ita  era  sempre  appesa
al fil di spada, contattò il nuovo Re di  Aragona,  Pietro  IV,  per una
difficile impresa  diplomatica:  far  cessare  i  conflitti  e  le  velleità  di
conquista sulla terra di Sardegna.
   Pietro  IV,  fintosi  interessato  alla  proposta,  accettò  la  visita  di
Branca Doria come ambasciatore di Eleonora, e una volta  entrato  a
corte, fu subito ridotto in prigionia.
   Le richieste di Pietro IV erano tanto semplici quanto astute: la libe-
razione del marito Branca Doria in cambio del figlio di Eleonora, ere-
de al trono d'Arborea, e della sua abdicazione.
   Una scelta difficile ma inevitabile.
   Eleonora dovette far fronte a tutta la sua determinazione  per  deci-
dere di...non sottostare alle richieste  e  lasciare  il  marito  nelle  mani
del nemico e, anzi, scatenò una guerra ancora più decisa e  sanguino-
sa contro il Regno d'Aragona.
   Il suo impeto, la sua forza, la sua determinazione fecero vacillare  le
forze nemiche, che dovettero rivedere i propri piani  di  conquista  ed
accontentarsi degli ultimi possedimenti, degli ultimi caposaldi  in  terra
sarda e rintanarsi in difesa di essi e con una  Eleonora  più  agguerrita
che mai che tentava ad ogni occasione di snidarli dal loro covo.
   Ma la forza e l'importanza  di  Eleonora  non  finisce  solo c ol  suo
animo guerriero. Straordinaria fu anche la sua  attività  di  legislatrice.
Riprese in mano, portandolo a  termine,  il  codice  legislativo  iniziato
dal padre: "La Carta De Logu", una mirabile, moderna, equa,  giusta,
umana e saggia raccolta di editti e leggi che  hanno  segnato  la  storia
legislativa dei vari  regni di Sardegna che si sono susseguiti.
   Dopo anni di dure lotte, di vittorie,  di  conquiste,  arrivò  il  grande
nemico, l'unico in grado di sconfiggere e uccidere Eleonora, lo stesso
nemico che uccise il padre: la peste.
   Tra il 1403 e il 1404 muore la donna che diede forza e orgoglio ad
un popolo stremato dalla crudeltà dei conquistatori iberici,  muore  un
simbolo, muore una bandiera, muore l'ideale di  forza,  temperanza  e
libertà...muore Eleonora d'Arborea.

§. L'Epilogo.
   Pochi anni dopo, nel 1409, Don Martino, figlio del  Re  d'Aragona,
sconfigge  nella  battaglia  di  Sanluri  Guglielmo  d'Arborea,  figlio  di
Eleonora, e subito dopo, cade  anche  Oristano  con  Leonardo  Cu-
bello:  finisce di esistere il Giudicato di Arborea  che  viene  ridotto  a
Marchesato.
   Alfonso V il Magnanimo, nel 1420, sbarca in forze in  Sardegna,  e
dopo sanguinose battaglie sconfigge ed espugna Longosardo  e  Ter-
ranova (oggi  Olbia) e riduce sotto il proprio giogo  la  Città  di  Sas-
sari.
   Ormai sotto scacco, la Sardegna tenta un pò  ovunque  dei  sussulti
di resistenza che cessano definitivamente nel 1478, dopo la  sfortuna-
ta battaglia di Macomer,  dove  Leonardo  Alagon,  ultimo  marchese
di Oristano, cadde sconfitto cedendo di fatto la Sardegna  alla  domi-
nazione spagnola, dopo un copioso e  pesante  tributo  di  sangue  da
ambo le parti.
                                                                             (Gabriele Martis)
 
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