La storia di Sardegna è imperniata su molte vicende guerresche
che, come altri paesi, segnano il confine tra orgoglio eroico e dolore
luttuoso.
Da sempre, la terra sarda è stata contesa, bramata, violentata,
arsa, da tutti quei popoli che erano rimasti colpiti dalla ricchezza di
un'isola strategicamente posizionata nel Mare Mediterraneo.
Un'isola che ha vissuto la storia e che ha fatto vivere la storia.
§. La Sardegna e gli Aragonesi.
Nel 1297, durante le lotte di predominio sulla Sardegna delle Re-
pubbliche Marinare di Pisa e Genova, il Papa Bonifacio VIII, senza
diritto alcuno, concesse la Signoria sul Regnum S ardiniae, che non
era possedimento della Chiesa, a Giacomo II d'Aragona. Da questo
momento, cominciano duecento anni di lutti terribili, di ignobili azioni
come mai si era visto prima ma, anche di una tenace ed orgogliosa
prova di resistenza del popolo sardo. La Sardegna, alla fine, cadde
nel 1478 definitivamente in mano Aragonese.
L'arrivo degli aragonesi, nel 1297, fu terribile. Vandali, Saraceni,
Fenici, Romani e tutti quei popoli e le incursioni barbariche che
hanno bramato il possesso di Sardegna, assieme, non arrivano alla
stessa distruzione feroce operata dai figli di Spagna.
Centinaia di villaggi e paesi devastati, rasi al suolo, messi a ferro
e fuoco. I loro abitanti uccisi, bruciati vivi, s pogliati, violentati, per-
seguitati, depredati anche della loro dignità e della loro libertà.
I maggiori centri di scambi commerciali, i porti, le città, ridotti alla
miseria: gli scambi diminuirono, i porti, un tempo animati, si svuota-
rono.
La morte e la fame, padroni assoluti, insediarono in questa terra
ferita a morte un'altra piaga, non meno feroce ma che non guarda in
faccia nessuno: la peste e la malaria.
§. Le prime resistenze.
Paradossalmente, furono questi i duecento anni in cui i sardi diede-
ro la loro miglior prova d'amore e resistenza per una terra che spa-
gnola non voleva diventare.
Fu grazie ai Re-Giudici di Arborea se oggi, possiamo ricordare
con fierezza uno dei momenti più tragici della nostra storia, e soprat-
tutto a Re Mariano d'Arborea e ai suoi due figli: Ugone e, soprattut-
to, Eleonora.
La furia di Mariano si abbatté come un ciclone sugli spagnoli.
Riunì un esercito forte e determinato alla liberazione della Sarde-
gna e inferse duri colpi alle linee nemiche.
Battaglie furiose, astute, in pieno campo e sotto assedio segnarono
lo scorrere del tempo e inflissero cocenti sconfitte alle fila spagnole.
Sconfitti in ogni luogo si rifugiarono nelle due ultime roccaforti, Al-
ghero e Cagliari, e sarebbero stati miseramente e definitivamente
sconfitti se, Mariano, non fosse caduto vittima della peste da malaria
morendo per mano di essa.
Gli Aragonesi, rinvigoriti da tale fortuito evento, cominciarono a
riprender terreno e posizioni nonostante la strenua lotta del figlio ed
erede di Mariano: Ugone.
Ma Ugone non aveva la stessa tempra del padre, non aveva la
stessa astuzia, la stessa abilità, la stessa energia. Nonostante tutto,
riuscì a tener testa e a creare una situazione di stallo tra i due schiera-
menti, sino a quando, una congiura ben architettata con la complicità
di alcuni ribelli sardi, non portò al suo crudele assassinio.
§. Eleonora: la fiamma della resistenza.
Morto Ugone, non esistevano altri eredi maschi in grado di porta-
re avanti la guerra con gli spagnoli, e serviva un simbolo a cui ag-
grapparsi per continuare a lottare.
Relegata sino a quel momento al ruolo di placida e mansueta mo-
glie di Branca Doria, Eleonora, figlia di Mariano e sorella di Ugone,
abbandona per sempre quelle vesti e si trasforma nell'impavida eroi-
na e condottiera dei sardi.
La sua discesa in campo, a difesa dei suoi possedimenti, del diritto
di regno del figlio ancora fanciullo, della libertà, e per vendicare l'as-
sassinio del fratello, ne fece la bandiera da seguire per tutti gli uomini
che avevano combattuto prima col padre e poi col fratello, facendo
di lei una leggenda, facendo di lei il simbolo dell'orgoglio e della rival-
sa del popolo di Sardegna.
Di sicuro, il regno di Aragona non era in grado di sconfiggere Eleo-
nora con solo le armi ed invano tentò anche con astuzia ed inganno.
Branca, preoccupato per la moglie la cui v ita era sempre appesa
al fil di spada, contattò il nuovo Re di Aragona, Pietro IV, per una
difficile impresa diplomatica: far cessare i conflitti e le velleità di
conquista sulla terra di Sardegna.
Pietro IV, fintosi interessato alla proposta, accettò la visita di
Branca Doria come ambasciatore di Eleonora, e una volta entrato a
corte, fu subito ridotto in prigionia.
Le richieste di Pietro IV erano tanto semplici quanto astute: la libe-
razione del marito Branca Doria in cambio del figlio di Eleonora, ere-
de al trono d'Arborea, e della sua abdicazione.
Una scelta difficile ma inevitabile.
Eleonora dovette far fronte a tutta la sua determinazione per deci-
dere di...non sottostare alle richieste e lasciare il marito nelle mani
del nemico e, anzi, scatenò una guerra ancora più decisa e sanguino-
sa contro il Regno d'Aragona.
Il suo impeto, la sua forza, la sua determinazione fecero vacillare le
forze nemiche, che dovettero rivedere i propri piani di conquista ed
accontentarsi degli ultimi possedimenti, degli ultimi caposaldi in terra
sarda e rintanarsi in difesa di essi e con una Eleonora più agguerrita
che mai che tentava ad ogni occasione di snidarli dal loro covo.
Ma la forza e l'importanza di Eleonora non finisce solo c ol suo
animo guerriero. Straordinaria fu anche la sua attività di legislatrice.
Riprese in mano, portandolo a termine, il codice legislativo iniziato
dal padre: "La Carta De Logu", una mirabile, moderna, equa, giusta,
umana e saggia raccolta di editti e leggi che hanno segnato la storia
legislativa dei vari regni di Sardegna che si sono susseguiti.
Dopo anni di dure lotte, di vittorie, di conquiste, arrivò il grande
nemico, l'unico in grado di sconfiggere e uccidere Eleonora, lo stesso
nemico che uccise il padre: la peste.
Tra il 1403 e il 1404 muore la donna che diede forza e orgoglio ad
un popolo stremato dalla crudeltà dei conquistatori iberici, muore un
simbolo, muore una bandiera, muore l'ideale di forza, temperanza e
libertà...muore Eleonora d'Arborea.
§. L'Epilogo.
Pochi anni dopo, nel 1409, Don Martino, figlio del Re d'Aragona,
sconfigge nella battaglia di Sanluri Guglielmo d'Arborea, figlio di
Eleonora, e subito dopo, cade anche Oristano con Leonardo Cu-
bello: finisce di esistere il Giudicato di Arborea che viene ridotto a
Marchesato.
Alfonso V il Magnanimo, nel 1420, sbarca in forze in Sardegna, e
dopo sanguinose battaglie sconfigge ed espugna Longosardo e Ter-
ranova (oggi Olbia) e riduce sotto il proprio giogo la Città di Sas-
sari.
Ormai sotto scacco, la Sardegna tenta un pò ovunque dei sussulti
di resistenza che cessano definitivamente nel 1478, dopo la sfortuna-
ta battaglia di Macomer, dove Leonardo Alagon, ultimo marchese
di Oristano, cadde sconfitto cedendo di fatto la Sardegna alla domi-
nazione spagnola, dopo un copioso e pesante tributo di sangue da
ambo le parti.
(Gabriele Martis)
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