"Il Signore, durante la creazione del mondo, nel momento
di creare e plasmare l'ultima terra emersa, si accorse che
nella foga del suo operato aveva consumato quasi tutto il
materiale a sua disposizione.
Egli, rimase con solo un ultimo cumulo di granito.
Dispiaciuto per questo, decise comunque di versare quel
ultimo cumulo di granito in mezzo al mare e, calcato col suo
piede calzato di un sandalo infuocato, decise di regalargli in
eterno la sua impronta e la chiamò Ichnusa (impronta del Si-
gnore).
Ma questa terra, per quanto avesse la sua impronta, era
fatta di sola pietra e non poteva ospitare la vita dei suoi figli.
Si guardò attorno e si rese conto di aver utilizzato con poca
parsimonia gli elementi della Creazione, e così, decise di ri-
stabilire l'ordine prendendo dai vari continenti foreste di di-
versi tipi di alberi, piante magnifiche, fiumi placidi, torrenti,
spiagge di diversa fattura, pianure ricche e rigogliose, folti
pascoli per le greggi, dune dorate che ospitano stagni e insena-
ture pescose, baie ed approdi per i suoi figli, alte montagne
per dominare.
Il Divino toglieva alle terre troppo ricche e ricomponeva
sapientemente sulla sua piccola ed ultima creatura e, quando
ebbe finito, un dolce sorriso di letizia gli rallegrò il viso.
Alla vista di quella terra, così armoniosamente varia e ric-
ca di accenti e sfumature, di colori, di viste e prospettive,
tanto da farla assomigliare ad un piccolo continente, decise
che la sua Opera era giunta alla fine e, allora, felice di averle
donato per sempre l'impronta del Suo Amore, decise di ripren-
dere il suo viaggio, per continuare a scortare le stelle del fir-
mamento, come un buon pastore fa con il suo gregge, nei
pascoli del cielo."
Questa, è una delle numerose leggende, fiabe e racconti
mitologici che tempestano l'universo culturale sardo, una di
quelle leggende che riescono a spiegare l'orgoglio di un popolo
per la propria cultura e per le proprie radici, che spiegano
l'amore infinito, quasi ancestrale, che un sardo prova per la
Terra che lo ha generato.
Nata come Ichnusa, cambiò spesso nome in nome della cul-
tura che l'ha attraversata. Divenne Sandalia, Shardana ed ora
...Sardegna.
Di questa terra, isola-continente, si parla sempre e sempre
con amore.
Si celano segreti ancestrali, si celano scontri epici, si celano
nascondigli divini e possedimenti eroici; lo stesso Hercole, fi-
glio di Zeus, la attraversò in una delle sue fatiche e diede il suo
nome a quella che oggi è l'isola dell'Asinara.
Leggende...ricchezza dei popoli. Senza esse l'uomo non a-
vrebbe radici...nessuna identità, anche se "romanzata".
Senza di esse, senza identità, non sapremmo mai da dove sia-
mo partiti e non sapremmo mai dove siamo diretti.
(Gabriele Martis)
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