Montevecchio è un complesso minerario di estrazione di Galena
(minerali di piombo), Blenda (minerali di zinco), Argentite (mine-
rali di argento) e piccole quantità di altri minerali anche in forma
cristallina come quarziti ed altro.
§. Montevecchio: da miniera a parco Geo-Minerario.
Millenni di storia caratterizzano il complesso montuoso dell'Ar-
burese (nord della catena dell'Iglesiente) che ospita la miniera di
Montevecchio, anzi, l'intera catena stessa dell'Iglesiente è una e-
norme miniera.
Sfruttata sino a circa due decenni fa, la miniera è stata chiusa
definitivamente; non perché non producesse più (nonostante mil-
lenni di sfruttamento), ma perché non era più economicamente
conveniente: è troppa la concorrenza di altri paesi (come ad e-
sempio la Grecia che vanta le stesse miniere ma a cielo aperto, e
quindi con notevoli costi inferiori rispetto alle miniere da scavo e
trivellazione) che oltre ad avere costi di estrazione ridotti riescono
ad esportare con costi di mercato decisamente più concorrenzia-
li. Da un decennio circa si sta cercando di attivare l'intero com-
plesso minerario per trasformarlo ed adattarlo a Parco Geo-Mi-
nerario.
§.Un patrimonio storico.
Quando nel resto d'Italia (non esistevano né i Tirreni, discen-
denti dalla Stirpe dei Nuragici, né gli Etruschi) si spaccava ancora
la selce per farne rudimentali strumenti da taglio, i Nuragici cono-
scevano già l'arte della fusione dei metalli e della loro forgiatura,
e trovarono ne i monti dell'Arburese una vasta vena di approvvi-
gionamento: leggenda vuole che la loro scoperta fosse ancora
più antica...ma per opera di chi? (Ne parleremo in uno dei pros-
simi numeri: nrd).
Sfruttata in seguito da Fenici e Punici (si narra che le navi Feni-
ce abbandonassero nei porti le loro ancore di ferro per montarne
altre fatte interamente di Argento preso da queste miniere) fu poi
preda delle sanguinose e dure conquiste Romane che la battezza-
rono col nome di Metalla (in realtà l'intero Iglesiente era già stato
nominato Metalla precedentemente e presumibilmente dai Greci,
dato che era già noto a loro prima degli stessi Romani).
Desiderata dai Francesi e soprattutto da Napoleone (si diceva:
nominate un minerale...ed in Sardegna c'é!) e mai avuta grazie alle
imprese eroiche dell'Ammiraglio Domenico Millelire, amata dagli
Spagnoli durante la loro occupazione, sfruttata dai Pisani, passò
alla storia per essere stata protetta durante le due Guerre Mon-
diali da Tedeschi, Inglesi ed Americani, perché qua estraevano
piombo, zinco, alluminio e argento per produrre, nelle fonderie
del complesso minerario, bossoli e proiettili per le munizioni, parti
di armi per la produzione dell'industria bellica (pistole, fucili, can-
noni, ecc.) e monete di uso corrente (si batteva anche moneta di
uso legale solo nel complesso minerario, che era provvisto di ogni
cosa, dallo spaccio al cinema all'emporio, per evitare che la ric-
chezza uscisse dai confini dello stesso complesso).
§.L'immenso valore naturalistico da proteggere.
Contrariamente alle moderne miniere, col passare dei secoli e
soprattutto nel secolo '900, il complesso fu arricchito di vegeta-
zione ed animali, attraverso il rimboschimento progressivo e so-
stitutivo e l'introduzione di specie animali domestiche e selvatiche.
La vegetazione, soprattutto arborea, era importante ed indi-
spensabile per una serie di motivi di sicurezza, di salute e salubri-
tà, di approvvigionamento di materie prime da costruzione e da
ardere, di insediamento di animali per la cacciagione.
La sicurezza era importante. Si era capito che una montagna
povera di vegetazione sarebbe stata soggetta a valanghe e frane.
Per questo motivo si adoperò una politica di rimboschimento e di
impianto di varie specie arboree, infoltendo quelle autoctone (ori-
ginarie del luogo) e impiantandone di nuove. Tutto per preservare
il più possibile la vita dei minatori e delle loro famiglie, elementi
preziosi per la comunità sia a carattere sociale che economico: la
morte di un minatore era una tragedia che coinvolgeva tutti.
La salute delle persone e la salubrità del complesso era di rile-
vante importanza. Un minatore passava metà della vita all'interno
dei cunicoli di scavo, spesso a respirar polveri che col passar del
tempo diventavano dannose, e per questo motivo principale si
cercava di dare dell'aria buona da respirare per "spurgare" alla
meglio i polmoni intasati impiantando alberi dalle ampie caratteri-
stiche ossigenatrici.
L'aspetto delle materie prime in loco era invece di enorme im-
portanza economica. Pensiamo all'enorme fortuna risparmiata re-
perendo in zona il legno duro e quello tenero per la costruzione di
puntelli per i cunicoli e di elementi strutturali e di rifinitura per le
abitazioni e gli edifici industriali del complesso minerario, senza di-
menticare la legna da ardere per scaldarsi nelle dure notti montane
e durante l'inverno rigidissimo, per cucinare, per alimentare le cal-
daie dei motori a vapore che pompavano ossigeno nelle gallerie
ed azionavano i macchinari di estrazione, lavorazione e trasporto,
senza dimanticare la fucina della fonderia.
Non ultima, l'importanza di allevamenti di animali da cortile e da
cacciagione di pelo e di piuma: venne creata una riserva di caccia
con cinghiali, cervi, fagiani ed altro ancora.
La costituzione di questo immenso parco arboreo riserva molte
affascinanti sorprese: variegate specie vegetali hanno fatto di que-
sti monti il loro habitat naturale ed ospitano numerose specie ani-
mali ed insetti di vario genere ed importanza.
§.La ricchezza Geo-Mineraria.
Grazie alle particolarità chimico-fisiche che caratterizzano il
complesso montuoso Arburese e dell'intera catena dell'Iglesiente,
possiamo trovare minerali di vario tipo e genere e sotto le forme
cristalline più varie: Blenda, Galena, Quarzi e Quarziti, Argentite,
Argento Rosso, Cerussite, Solfuri ed altro ancora.
§.Il declino.
Nata come terra dell'Eldorado millenni fa, cessa di esistere e
produrre nell'era moderna.
Protetta dalle forze militari, divenne presto, dopo la fine dei
conflitti mondiali, una terra in preda alle dure leggi di mercato (es-
trarre i materiali costava più che in altri paesi) e vide il suo veloce
quanto lento declino. Finita la guerra finì anche la vendita e la pro-
duzione bellica, le presse e gli stampi furono adattati e sostituiti
per la produzione di utensili, posate (alcune pregiate in argento e
oro), di attrezzi da lavoro, ma i costi vantaggiosi dei mercati esteri
segnarondefinitivamente la sorte di una delle più antiche ed impor-
tanti miniere della Italia e del mondo.
§.Le conquiste tecnologiche.
L'importanza di Montevecchio richiamava ingegneri di fama
mondiale. Qua nacque la Caterpillar così come la conosciamo og-
gi, qua furono inventati i primi trenini di raccolta a motore con
piccole benne di carico e spostamento di materiali.
Ma non finisce qui.
Esigenze di scavo più veloce e sicuro portarono gli ingegneri ad
ideare e progettare i primi motori a pistone ad aria compressa per
la fabbricazione dei primi moto-picchi e martelli pneumatici, le pri-
me pale meccaniche, alcune di ridotte dimensioni, adatte alle ma-
novre all'interno delle gallerie più strette, ai macchinari di pompag-
gio di aria per rendere meno faticosa la respirazione nei cunicoli e,
molte delle tecniche estrattive e di scavo, furono ideate e collau-
date proprio qui.
(Gabriele Martis)
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