La Miniera di Montevecchio
(dal n° 2 di Eventos 2004)
  Montevecchio è un complesso minerario di estrazione di Galena
(minerali di piombo), Blenda (minerali di zinco),  Argentite  (mine-
rali di argento) e piccole quantità di altri  minerali  anche  in  forma
cristallina come quarziti ed altro.

§. Montevecchio: da miniera a parco Geo-Minerario.
   Millenni di storia caratterizzano il complesso montuoso  dell'Ar-
burese (nord della catena dell'Iglesiente) che ospita  la  miniera  di
Montevecchio, anzi, l'intera catena stessa dell'Iglesiente  è  una  e-
norme miniera.
   Sfruttata sino a circa due decenni fa,  la  miniera  è  stata  chiusa
definitivamente; non perché non producesse più  (nonostante  mil-
lenni di sfruttamento),  ma  perché  non  era  più  economicamente
conveniente: è troppa la concorrenza di  altri  paesi  (come  ad  e-
sempio la Grecia che vanta le stesse miniere ma a  cielo  aperto, e
quindi con notevoli costi inferiori rispetto alle  miniere  da  scavo e
trivellazione) che oltre ad avere costi di estrazione ridotti  riescono
ad esportare con costi di mercato decisamente più  concorrenzia-
li. Da un decennio circa si sta cercando  di  attivare  l'intero  com-
plesso minerario per trasformarlo ed adattarlo a  Parco  Geo-Mi-
nerario.

§.Un patrimonio storico.
   Quando nel resto d'Italia (non esistevano  né  i  Tirreni,  discen-
denti dalla Stirpe dei Nuragici, né gli Etruschi) si spaccava ancora
la selce per farne rudimentali strumenti da taglio, i Nuragici  cono-
scevano già l'arte della fusione dei metalli e  della  loro  forgiatura,
e trovarono ne i monti dell'Arburese una vasta vena  di  approvvi-
gionamento: leggenda vuole  che  la  loro  scoperta  fosse  ancora
più antica...ma per opera di chi? (Ne parleremo in uno dei   pros-
simi numeri: nrd).
   Sfruttata in seguito da Fenici e Punici (si narra che le navi  Feni-
ce abbandonassero nei porti le loro ancore di ferro per  montarne
altre fatte interamente di Argento preso da queste miniere) fu  poi
preda delle sanguinose e dure conquiste Romane che la  battezza-
rono col nome di Metalla (in realtà l'intero Iglesiente era  già  stato
nominato Metalla precedentemente e presumibilmente  dai  Greci,
dato che era già noto a loro prima degli stessi Romani).
   Desiderata dai Francesi e soprattutto da Napoleone (si diceva:
nominate un minerale...ed in Sardegna c'é!) e mai avuta grazie alle
imprese eroiche dell'Ammiraglio Domenico Millelire,  amata  dagli
Spagnoli durante la loro occupazione, sfruttata  dai  Pisani,  passò
alla storia per essere stata protetta durante  le  due  Guerre  Mon-
diali da Tedeschi, Inglesi  ed  Americani,  perché  qua  estraevano
piombo, zinco, alluminio e  argento  per  produrre,  nelle  fonderie
del complesso minerario, bossoli e proiettili per le munizioni,  parti
di armi per la produzione dell'industria bellica (pistole, fucili,  can-
noni, ecc.) e monete di uso corrente (si batteva  anche  moneta  di
uso legale solo nel complesso minerario, che era provvisto di ogni
cosa, dallo spaccio al cinema all'emporio, per evitare  che  la  ric-
chezza uscisse dai confini dello stesso complesso).

§.L'immenso valore naturalistico da proteggere.
   Contrariamente alle moderne miniere, col passare  dei  secoli  e 
soprattutto nel secolo '900, il complesso fu  arricchito  di  vegeta-
zione ed animali, attraverso il rimboschimento  progressivo  e  so-
stitutivo e l'introduzione di specie animali domestiche e selvatiche.
   La vegetazione, soprattutto  arborea,  era  importante  ed  indi-
spensabile per una serie di motivi di sicurezza, di salute e  salubri-
tà, di approvvigionamento di materie prime  da  costruzione  e  da
ardere, di insediamento di animali per la cacciagione.
   La sicurezza era importante. Si  era  capito  che  una  montagna
povera di vegetazione sarebbe stata soggetta a  valanghe e  frane.
Per questo motivo si adoperò una politica di rimboschimento e  di
impianto di varie specie arboree, infoltendo quelle autoctone (ori-
ginarie del luogo) e impiantandone di nuove. Tutto per preservare
il più possibile la vita dei minatori  e  delle  loro  famiglie,  elementi
preziosi per la comunità sia a carattere sociale che  economico:  la
morte di un minatore era una tragedia che coinvolgeva tutti.
   La salute delle persone e la salubrità del complesso era  di  rile-
vante importanza. Un minatore passava metà della  vita  all'interno
dei cunicoli di scavo, spesso a respirar polveri che col  passar  del
tempo diventavano dannose,  e  per  questo  motivo  principale  si
cercava di dare dell'aria buona  da  respirare  per  "spurgare"  alla
meglio i polmoni intasati impiantando alberi dalle  ampie  caratteri-
stiche ossigenatrici.
   L'aspetto delle materie prime in loco era invece di  enorme  im-
portanza economica. Pensiamo all'enorme fortuna risparmiata re-
perendo in zona il legno duro e quello tenero per la  costruzione di
puntelli per i cunicoli e di elementi strutturali  e  di  rifinitura  per  le
abitazioni e gli edifici industriali del complesso minerario, senza di-
menticare la legna da ardere per scaldarsi nelle dure notti montane
e durante l'inverno rigidissimo, per cucinare, per alimentare le cal-
daie dei motori a vapore che pompavano  ossigeno  nelle  gallerie
ed azionavano i macchinari di estrazione, lavorazione e  trasporto,
senza dimanticare la fucina della fonderia.
   Non ultima, l'importanza di allevamenti di animali da cortile e da
cacciagione di pelo e di piuma: venne creata una riserva di  caccia
con cinghiali, cervi, fagiani ed altro ancora.
   La costituzione di questo immenso parco arboreo riserva  molte
affascinanti sorprese: variegate specie vegetali hanno fatto di  que-
sti monti il loro habitat naturale ed ospitano numerose specie  ani-
mali ed insetti di vario genere ed importanza.

§.La ricchezza Geo-Mineraria.
   Grazie  alle  particolarità  chimico-fisiche  che  caratterizzano   il
complesso montuoso Arburese e dell'intera catena  dell'Iglesiente,
possiamo trovare minerali di vario tipo e genere e  sotto  le  forme
cristalline più varie: Blenda, Galena, Quarzi e  Quarziti,  Argentite,
Argento Rosso, Cerussite, Solfuri ed altro ancora.

§.Il declino.
   Nata come terra dell'Eldorado millenni  fa,  cessa  di  esistere  e
produrre nell'era moderna.
   Protetta dalle forze  militari,  divenne  presto,  dopo  la  fine  dei
conflitti mondiali, una terra in preda alle dure leggi di mercato (es-
trarre i materiali costava più che in altri paesi) e vide il suo  veloce
quanto lento declino. Finita la guerra finì anche la vendita e la pro-
duzione bellica, le presse e gli  stampi  furono  adattati  e  sostituiti
per la produzione di utensili, posate (alcune pregiate in  argento  e
oro), di attrezzi da lavoro, ma i costi vantaggiosi dei mercati esteri
segnarondefinitivamente la sorte di una delle più antiche ed impor-
tanti miniere della Italia e del mondo.

§.Le conquiste tecnologiche.
   L'importanza  di  Montevecchio  richiamava  ingegneri  di  fama
mondiale. Qua nacque la Caterpillar così come la conosciamo og-
gi, qua furono inventati i  primi  trenini  di  raccolta  a  motore  con
piccole benne di carico e spostamento di materiali.
   Ma non finisce qui.
   Esigenze di scavo più veloce e sicuro portarono gli ingegneri  ad
ideare e progettare i primi motori a pistone ad aria compressa per
la fabbricazione dei primi moto-picchi e martelli pneumatici, le pri-
me pale meccaniche, alcune di ridotte dimensioni, adatte alle  ma-
novre all'interno delle gallerie più strette, ai macchinari di pompag-
gio di aria per rendere meno faticosa la respirazione nei cunicoli e,
molte delle tecniche estrattive e di scavo, furono  ideate  e  collau-
date proprio qui.
                                                                       (Gabriele Martis)

by Studio Gabriele Martis - Oristano - P.I. 01026300952